De Furia: “Un primo passo importante per rafforzare il legame con la ricerca italiana”
MIAMI – Dopo anni di assenza dai tavoli istituzionali, le associazioni dei ricercatori italiani all’estero tornano al centro del confronto con il Governo. È questo il significato della prima Tavola rotonda dei Presidenti delle Associazioni dei ricercatori italiani all’estero, prevista il prossimo 4 novembre a Reggio Calabria, nell’ambito della Conferenza degli Addetti Scientifici e Spaziali e degli Esperti Agricoli, promossa dal Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani.
Un passaggio accolto con favore dalle comunità scientifiche di Miami e della California, che vedono nella convocazione un’opportunità per rafforzare il rapporto tra comunità scientifiche italiane nel mondo e il sistema della ricerca italiana.
“Desidero esprimere un sincero ringraziamento al Ministro Antonio Tajani per aver raccolto il nostro appello e aver riportato, dopo anni, le nostre associazioni al tavolo istituzionale”, dichiara Fabio De Furia, Presidente della Miami Scientific Italian Community e della California Scientific Italian Community.
“Il contributo dei ricercatori italiani che operano all’estero rappresenta un patrimonio fondamentale per la crescita scientifica, tecnologica e culturale del Paese. Le associazioni costruiscono reti internazionali, favoriscono collaborazioni tra istituzioni, facilitano la mobilità dei talenti e rafforzano la visibilità della ricerca italiana nel mondo. Da anni lavoriamo per creare connessioni concrete tra ricerca, innovazione e territori, contribuendo a rafforzare la presenza italiana nel sistema scientifico e tecnologico internazionale. Non si tratta più di affrontare la retorica della “fuga dei cervelli”, ma di valorizzare chi, anche dall’estero, continua a contribuire allo sviluppo del Paese, mantenendo vivo il legame con l’Italia e con il suo sistema scientifico. Questa convocazione rappresenta un primo passo importante e un riconoscimento del ruolo di chi contribuisce ogni giorno al prestigio della ricerca italiana, ovunque si trovi nel mondo”, continua De Furia.
Tra gli obiettivi dell’incontro ministeriale figura anche la possibile creazione di una Confederazione delle Associazioni dei ricercatori italiani nel mondo. Su questo punto, De Furia sottolinea la necessità di coniugare il coordinamento con la valorizzazione delle realtà territoriali.
“Presentarsi ai tavoli istituzionali con una voce comune può aumentare la massa critica e rafforzare il peso delle associazioni. Allo stesso tempo, però, un interlocutore unico non deve appiattire le profonde differenze territoriali. Il mondo della ricerca scientifica e accademica cambia da Paese a Paese: modelli contrattuali, sistemi di welfare, accesso ai finanziamenti e rapporti con il mondo industriale presentano dinamiche specifiche che le singole associazioni territoriali conoscono direttamente. Per questo, un eventuale coordinamento non dovrebbe tradursi in un modello centralizzato, ma valorizzare le competenze e le specificità delle diverse comunità“, continua De Furia.
Le comunità scientifiche di Miami e California evidenziano inoltre una questione di rappresentanza: l’invito alla tavola rotonda ministeriale non ha coinvolto la totalità delle associazioni esistenti nel mondo.
“Se si procederà verso la costituzione di una Confederazione, il processo dovrà essere inclusivo e prevedere la partecipazione di tutti i soggetti attivi e rappresentativi“, sottolinea De Furia.
La richiesta è quindi che i futuri tavoli e i criteri di partecipazione siano organizzati direttamente dal Ministero, sulla base di parametri istituzionali oggettivi, garantendo parità di accesso e trasparenza ed evitando dinamiche localistiche o discrezionali, così da valorizzare il lavoro concretamente svolto dalle singole comunità scientifiche.
“L’obiettivo deve essere quello di costruire un sistema di rappresentanza capace di unire le diverse realtà senza cancellarne le specificità. Solo attraverso un percorso trasparente e inclusivo sarà possibile dare pieno valore al contributo dei ricercatori italiani nel mondo“, conclude De Furia.

